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sabato 16 gennaio 2010

Papa Leone X (Perle di “nequizie ecclesiali”)

Leone X (Giovanni de Medici 1513-21)), nacque con più di una camicia. Suo padre era Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, e suo cognato, Ceschetto Cibo, uno dei sette figli di papa Innocenzo VIII. Non possiamo meravigliarci se il secondogenito di Lorenzo diventa, a soli sette anni, protonotario apostolico, e a tredici cardinale, col corrispettivo di ricchissimi benefici e commende.

Fu eletto al soglio pontificio ancor giovane ma già malandato in salute a causa di una vita non troppo morigerata.Fu infatti un papa gaudentissimo, splendido e amante di tutte le arti. La sua corte era considerata la più raffinata d'Europa, circondata da artisti famosissimi (Michelangelo, Bramante, Raffaello) e da grandi letterati (Bembo, Castiglione, Aretino e Tasso). Era lui stesso un fine letterato, autore di salaci epitaffi.

Come molti papi del suo tempo, era un perfetto miscredente, per non dire ateo, e considerava il cristianesimo una favola per gli allocchi. Scrisse,infatti, in una lettera a Luigi Bembo, fratello del cardinale omonimo: Tutti sappiamo bene quanto la favola di Cristo ci abbia recato profitto “Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula”. (Archivi vaticani - Corr. Leone X - Vol. 3° - Scaffale 41 - 2° piano inf.) Ovviamente il Vaticano questa lettera l'ha occultata, spostata, smarrita o distrutta e ne nega, naturalmente, l'esistenza).

Omosessuale incallito, preferiva i bei maschioni alle cortigiane, ma non disdegnava neppure quelle. Qualche suo favorito divenne anche cardinale.
Benché fosse più ricco del triumviro Crasso, come ebbe ad osservare un cronista del tempo, non pagava di tasca propria la costruzione dell'enorme Basilica di San Pietro, ma lo faceva con l’obolo dei poveri credenti.

Per questo motivo potenziò ed estese in ogni angolo d'Europa il mercato delle indulgenze provocando la rivolta luterana. Con l’Exurge Domine scomunicò Lutero, «il cinghiale che devastava la vigna del Signore», ma non riuscì a frenare lo stacco da Roma di molti cristiani del Nord. Forse aveva sottovalutato la pericolosità della situazione che si era venuta creando.

Gli viene attribuita anche la Taxae Camarae: un elenco tariffario divulgato nel 1517 che consentiva il perdono di ogni colpa, anche la più ignominiosa (stupro, incesto, sodomia con animali, assassinio, simonia e qualsiasi altro più infame delitto) pagando ai tesorieri del papa una somma stabilita.

Secondo lo storico Gregorovius fu la causa d’innumerevoli guasti architettonici che deturparono Roma. Infatti, fece distruggere «la Meta di Romolo, l’arco e l’accesso alle terme di Diocleziano, il tempio di Cerere sulla Via Sacra, il Forum Transitorium, le splendide basiliche erette nei Fori e infinite colonne, fregi e architravi» per costruire coi loro marmi basiliche e palazzi.. Per non parlare delle migliaia d’epigrafi polverizzate per produrre calce. Se oggi Roma è un insieme di ruderi, anziché di splendidi monumenti antichi, lo dobbiamo anche a questo papa.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)